hyper ballads.




things, sounds, feelings.
...and snapshots.


get inspired here

photo diary

laura dottesi

«
+

Come fosse facile spiegarlo in quattro accordi
in questa forma imposta dal mercato dei ricordi
e testa mi capisci ma tu stringi troppo forte
che non riesco a respirare e non posso vedere oltre
e non lo impari certo all’università
o dentro il tuo appartamento in qualsiasi città
in fondo siamo uguali testa, ma tu puzzi di buono
io non so la differenza fra la croce ed il perdono
così i giornali scrivono tutti la stessa cosa
il caffè non sa di niente e poi ti comprerò una rosa
dal pakistano stanco che disturba questa cena
che ci chiediamo ancora se ne valeva la pena
di affidare l’anima ad un castello di carta
da soli nel paese che sembra una scarpa
come dirlo poi a chi mi ha voluto un po’ di bene
che è troppa libertà che mi ha ridotto alle catene
e testa tu sei il numero sul quale ho puntato
e questo fa di te il mio nemico più spietato
mi dici che si trova sempre una soluzione
che basta re-inventarsi, inseguire un’illusione
in fondo vi capisco testa hai un animo gentile
ma io questa illusione, io non la riesco a sentire
così le banche prestano dei nomi a tutti quanti
tua nonna come sempre ti regalerà dei guanti
il lavoro è disprezzare gli altri per ventiquattro ore
e ci spezziamo ancora le ossa per amore
un amore disperato per tutta questa farsa
insieme nel paese che sembra una scarpa.

Nel paese che sembra una scarpa - Zen Circus

+

Io le vedo, ci sono delle persone che son sempre lì a parlare, di continuo, con chiunque, a ogni ora, non si fermano mai, forse quando dormono, non ci giurerei. Ma di che cosa parlano, mi chiedo, ma dove li trovano gli argomenti? Cos’hanno da raccontare? Quando uno parla, dice delle cose, per forza deve averle pensate, prima, mica dico che ci ha riflettuto su, ci ha ragionato, è stato a rimuginarci, però le parole non nascono mica in bocca dal nulla, escono fuori, sì, che sono onde meccaniche, ma prima sono state movimento muscolare, e prima ancora scarica elettrica che veniva dal cervello, viene tutto dal cervello, in un modo o nell’altro, erano pensieri, prima di essere parole. Questa gente che parla continuamente, allora, dev’essere gente che anche pensa continuamente, un flusso costante e copioso di pensieri istantaneamente trasformati in onde meccaniche che si trasmettono nel mezzo aereo, una cascata di pensieri che da lì in alto, in cima alla testa, precipita giù in bocca, diventa scroscio verbale, e anche non verbale, qualche volta, perché ci sono quelli che quando parlano sputano, e se parlano tanto, sputano tanto. Che forse il parlar sempre, continuamente, è una cosa che sono costretti, perché altrimenti, senza una valvola di sfogo, senza la parola, che scarica via i pensieri, gli esploderebbe la testa, a questa gente qui, per sovraccarico, perché il cervello, sì, ci va tanta roba, resta comunque di un volume finito, e per quanto piccoli possano essere i pensieri, a un certo punto non ce ne va nemmeno uno di più, e quello che gli si forma un altro solo ultimo pensiero, bzzz!, va in tilt, sviene, resta un po’ svenuto, intanto che i pensieri gli si spengono, allora poi torna in sé, con il cervello svuotato di un tot, tipo soglia di sicurezza. Insomma queste persone qui, che rischiano di sentirsi male se non parlano, parlano per non sentirsi male, per non andare bzzz! in tilt, per dar sfogo a quella corrente inarrestabile di pensieri che riempie ogni singolo istante della loro esistenza.
Io, da parte mia, tutto quello che ho pensato nella vita, da quando ho iniziato a pensare fino a quest’ultimo pensiero qui, che lo sto scrivendo, se mi metto a raccontarlo, in un paio d’ore abbiam finito. Infatti di solito sto zitto.

+
+
filo di arianna

filo di arianna

+

Tutto è come una di quelle notti bianche, un nome che in natura dura pochi minuti, che suscitano un senso di agitazione perchè riesce difficile individuare l’origine della luce.

Nous, pensions que tu etais quelqu’un d’autre, molto di ciò che prima mi piaceva adesso mi è indifferente mentre continuo a scoprire cose che non avevo mai neppure notato, il me stesso è in divenire. Questo è un momento di crisi per i grandi ideali che non valgono più neppure come difesa psicologica e morale, e questa certezza è di grande sollievo.

Il fatto supremo dell’interiorità e della passione e l’esistenza è poliedrica come l’occhio di una mosca. Se allora ci si accontenta di opere e pensieri e cose unilaterali si spreca e si dilapida la propria vita. Ci sono delle stanze in cui anche la polvere luccica, ci sono stanze con le pareti tanto sottili che è possibile partecipare a tutto quello che avviene di fuori senza essere impegnati a parteciparvi, contro la propria volontà. Per questo il teatro e i concerti sono spesso insopportabili con le sedie definitamente inchiodate al loro posto. Un uomo non può vivere senza esprimersi in qualche modo, un uomo non può fare della propria vita qualcosa di irriconoscibile, ed è per questo che uno ha il diritto di fare cose, inutili o sbagliate, purchè siano un tentativo onesto di accorgersi della propria esistenza. Mettere insieme delle cose che rassomiglino ad una sedia mobile ed a una stanza trasparente, una grande bolla di sapone.

Adesso che la stanza è finita quello che ancora mi manca è di chiarire a me stesso cosa valga la pena di fare.

Juri Novelli Gargarin, Matita, china e collage su cartoncino

+
[Flash 9 is required to listen to audio.]

le temps de l’Amour 

+
+

Alfred Hitchcock’s definition of happiness

A clear horizon, nothing to worry about on your plate. Only things that are creative and not destructive. That’s within yourself, within me. I can’t bare quarreling I can’t bare feelings between people. I think hatred is wasted energy. It’s all nonproductive. I’m very sensitive. A sharp word said by say a person who has a temper if they’re close to me hurts me for days. I know we’re only human, we do go in for these various emotions, call them negative emotions but when all these are removed and you can look forward and the road is clear ahead and now you’re going to create something. I think that’s as happy as I would ever want to be.

+

Una delle cose che Ford Prefect aveva sempre trovato difficile comprendere a proposito degli esseri umani era che avevano il vizio di affermare e ripetere cose assolutamente ovvie, come risultava evidente da frasi quali “Che bella giornata!” o “Come sei alto!” oppure “Oddio, mi sembra che tu sia caduto in un pozzo profondo nove metri: ti sei fatto male?”. In un primo tempo Ford si era fatto una sua teoria per spiegare questo strano comportamento. Aveva pensato che le bocche degli esseri umani dovessero continuamente esercitarsi a parlare per evitare di rimanere inceppate. Dopo avere osservato e riflettuto per alcuni mesi, Ford aveva abbandonato questa sua teoria per un’altra. Aveva pensato che se gli esseri umani non si esercitavano in continuazione ad aprire e chiudere la bocca, correvano il rischio di cominciare a far lavorare il cervello. Dopo un po’ aveva abbandonato anche questa teoria, considerandola eccessivamente cinica, e aveva deciso che in fondo gli esseri umani gli piacevano molto, anche se non poteva mai fare a meno di preoccuparsi e disperarsi davanti alla terribile quantità di lacune che le loro conoscenze presentavano.

Douglas Adams

+

better than ever

+
+
+
+
+